Thinking on paper

Pensare scrivere comunicare

Letteratura nella rete

Gennaio 16th, 2008 by Cristina

Stamattina ho letto un articolo di Marco Belpoliti che voglio condividere con voi.

Requiem per le “Belle lettere”: nella pagina scritta irrompono i nuovi media.

Nel 1964 McLuhan scrive che uno dei fenomeni più significativi dell’età elettrica consiste nel creare una rete globale che somiglia al nostro stesso sistema nervoso, «il quale non è soltanto una rete elettrica ma un campo unificato di esperienza». La profezia non tarda ad avverarsi. Ben prima della comparsa del computer, prima di Internet e dei nuovi media, a indicare come la rete dei possibili e l’esperienza possano coniugarsi positivamente provvede la letteratura.

Nel ‘67 esce Cibernetica e fantasmi di Italo Calvino, vero e proprio manifesto della nuova letteratura; tuttavia ad accorgersene sono in pochi. Su questa strada, che coniuga comunicazione e letteratura, moltiplicazione del punto di vista e virtualità, si sono già mossi Beckett e Borges, seppur con esiti diversi e persino opposti. E, prima di loro, Henry James ha messo a punto alcune delle svolte decisive del Novecento.

Sono passati quarant’anni, ma gran parte di coloro che si occupano professionalmente di letteratura in Italia, sulle pagine dei quotidiani, nelle case editrici, nelle università e altre istituzioni culturali, non sembrano essersene accorti.

A suonare di nuovo il campanello, ad avvisare della trasformazione provvede Arturo Mazzarella, studioso di letterature comparate, in un piccolo e appuntito libro: La grande rete della scrittura. La letteratura dopo la rivoluzione digitale (Bollati Boringhieri, pagg. 128, €15).

Secondo l’autore, per orgoglio di casta personaggi come Franco Fortini e Pietro Citati hanno continuato a riconfermare il paradigma incontrastato del sapere umanistico, anche quando appariva ormai privo di rilevanza.

Sostenitori della letteratura come unico viatico di conoscenza piena e assoluta appaiono, a detta di Mazzarella, Asor Rosa, Giulio Ferroni, Claudio Magris, George Steiner, Marc Fumaroli, vestali di un’idea di «Belle lettere» tramontata da un pezzo.

Mentre scrittori come Kundera e DeLillo, dopo Calvino e Borges, e poi Martin Amis, Houellebecq - ma anche Manganelli, Landolfi, Volponi e Gianni Celati - hanno dimostrato la fine dell’unico punto di vista, la dissoluzione della visione cartesiana, evidenziando nel contempo la porosità del reale e l’idea del caos non come disordine, bensì velocità di scorrimento del reale stesso, le istituzioni letterarie continuano a perpetuare un’idea conservatrice, se non proprio reazionaria.

Usando Deleuze e Pierre Levy, sostenitori di una visione progressiva del virtuale («la virtualizzazione non è una derealizzazione, ma un cambiamento di identità»), Mazzarella scrive che la letteratura che non indaga tanto la realtà, quanto l’esistenza.

Già Barthes nel 1970 parlava del testo come rete, luogo dalle molteplici entrate, senza gerarchie prefissate, in cui i codici si profilano «a perdita d’occhio». Il punto essenziale del libro consiste nel coniugare insieme letteratura e mondo visivo. Non necessariamente l’arte d’avanguardia - ormai annessa nel tempio della cultura, a cent’anni dal debutto - quanto piuttosto il «visivo» reputato di serie B: videogiochi, videoclip, l’arte mediale in Internet e nel web.

La letteratura, fondata sulla lettura, sull’occhio, ha predisposto i tracciati su cui si è sviluppata l’idea contemporanea di visione, al di là degli stessi confini del libro. La proposta di Mazzarella è di riconfigurare l’interrelazione tra vecchi e nuovi media, come ci ha proposto Bolter in un volume cui nessun quotidiano, o pagina culturale italiana, sembra aver dato il peso che merita al momento della sua pubblicazione: Remeditation.

Per nostra fortuna, questa ibridazione di visivo e scritto, di letteratura e nuovi media, è entrata nelle pratiche di alcuni dei saggisti e critici più giovani. Non tutto è perso.

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